VERSO UNA COSCIENZA DI GRUPPO

Ritengo giusto, al termine di un Convegno di Psicosintesi sociale, analizzare brevemente quello che è l’avvenimento sociale per eccellenza della nostra epoca: l’avvento di una “coscienza di gruppo”, o sociale, come fenomeno graduale ma inequivocabile che si sta manifestando nell’animo degli uomini più pronti a recepirlo.
È certo che un avvenimento di questo genere, ove tendesse a diffondersi, produrrebbe il superamento dell’innato egotismo personale e 1’annullamento di quel radicato senso di separatività che spinge da sempre gli uomini all’ostilità e alla combattività reciproca. D’altra parte non è possibile uscir fuori da alcune situazioni se non intravedendo una soluzione che stia oltre la situazione stessa.

E la separatività attuale non può essere superata altro che dall’esperienza interiore d’appartenenza ad una stessa entità che trasformi conseguentemente la nostra coscienza da individuale a collettiva.

TECNICHE PER L’INTESA E LA COOPERAZIONE. LE ATTIVITA’ DI GRUPPO

La prima reazione che produce il tema propostomi è di doloroso stupore: gli esseri umani per intendersi e cooperare hanno dunque bisogno di tecniche e cioè di particolari esercizi strutturati a tale scopo!
E sorge il primo quesito: la tendenza “naturale” dell’uomo è verso l’Unione e l’Amore o verso la separatività e l’odio? Una prima considerazione può aiutarci nella risposta: quando l’individuo vive a lungo solo, fisicamente separato dal resto dell’umanità, subentra talvolta una “sindrome da privazione da contatto umano”. Quando l’impossibilità a comunicare investe poi il campo emotivo e quello mentale si parla di disadattamento e di alienazione, cioè di anomalie del comportamento dell’apparato psichico. In tutti i casi l’individuo soffre di questa situazione per lui “innaturale” che viene diagnosticata patologica e perciò “anormale” anche dai suoi simili. Questo ci induce a credere che solo l’attuale situazione esistenziale renda difficile l’intesa fra gli uomini, al contrario profondamente uniti nella Matrice. La proposizione psicosintetica del Sé d’altra parte non lascia adito a dubbi. È concettualmente una Realtà Universale percepita individualmente, e questo ci porta ad affermare che gli uomini sono in essenza uniti fra loro pur “vivendosi” separati.